Sun 8 Jun 2008
La CASA: Merce, Diritto, Bene Comune
Posted by Gime under politica cesenate
Il tema della casa risulta molto importante, alla luce di fatti imprescindibili per la loro drammaticità: 2 famiglie su 3 dicono i dati nazionali hanno difficoltà a raggiungere la fine del mese. Quanto incide la politica sulla casa nel bilancio familiare? Chi vive in affitto, o chi ha ottenuto un mutuo prima casa si vede decurtato il proprio salario di sussistenza. Oggi gli italiani mediamente non risparmiano, e spesso si indebitano grazie alle mille offerte da parte di enti finanziari di prestiti al consumo dilazionati.
Nel momento in cui molti si impoveriscono, altri e pochi si arricchiscono, lo dice la statistica, e tra questi pochi individuiamo due “nemici” del benessere collettivo: le Banche e le Società immobiliari. Che guarda caso spesso fanno parte di gruppi di imprese, di gruppi di interesse.
Senza inoltrarci troppo in discorsi di alta finanza, ma soprattutto di “triste finanza” proseguiamo nell’intervista che ci ha concesso il compagno Fulvio Lucchi:
“Mi limiterò ad un cenno di come è stato dilapidato il patrimonio dei lavoratori pagato per il diritto alla casa dal dopoguerra ad oggi.
Attraverso circa 30 legg,i dalla L. 1150 dell’immediato dopoguerra, sino all’eliminazione della GESCAL nel 1994, i lavoratori hanno sempre pagato una quota sulla busta paga, decurtando parte del salario differito dei lavoratori.
Dal Piano Fanfani al Piano Nicolazzi, dai piani quadriennali ai piani decennali per il diritto alla casa lo Stato non ha mai tenuto fede agli impegni finanziari così come non si è mai impegnato affinché i contributi pagati dai lavoratori fossero impiegati nell’edilizia sociale ed ha apportato nel tempo modifiche tali alle leggi sull’uso dei contributi pagati dai lavoratori da rendere marginale l’edilizia sociale, sino a giungere alla vendita di parte dell’edilizia sociale stessa, patrimonio dei lavoratori.
Negli anni ‘90 con i piani urbanistici integrati con i contributi pagati dai lavoratori si copre tutto uno spettro di interventi di edilizia residenziale.
Citerò solo un esempio affinché i lavoratori sappiano come è stato dilapidato il loro patrimoni;, l’ultimo piano decennale prevedeva la costruzione di un milione di alloggi col relativo finanziamento, ma alla fine risultarono costruiti solo 100.000 alloggi.
Il 31 maggio 1994 i fondi Gescal non utilizzati giacenti alla cassa depositi e prestiti dello Stato erano 27.000 miliardi, pagati dai lavoratori e non utilizzati, e sulla loro utilizzazione si è arrivati alla loro sottrazione per destinarli ad altri settori.
Sempre negli anni novanta l’incredibile atto della camera dei deputati con 4 righe smantellò l’equo canone. Poi si è giunti alla famigerata L 431 del 1998 del governo D’Alema con la quale ha liberalizzato il mercato degli alloggi privati e coi fondi della Gescal ha istituito i Fondi per l’Affitto, illudendosi che i proprietari immobiliari accettassero il canale concordato per i contratti di affitto.
Il successivo governo Berlusconi ha tentato l’utilizzo dei fondi Gescal che si aggiravano attorno ai 25.000 miliardi, con nessun risultato; mentre giunse alla cartolarizzazione per la vendita del patrimonio degli enti previdenziali pagati coi soldi dei lavoratori.
Lo stesso Governo tagliò i fondi per l’affitto e non vi fu alcun investimento per l’edilizia sociale.
A metà degli anni 2.000 giacciono ancora presso la Cassa Depositi e Prestiti dello Stato 15.000 miliardi dei fondi Gescal; i quali anzicchè diventare un volano per l’occupazione o per gli altri bisogni sociali rimangono inutilizzati o vengono impiegati in altre operazioni quali il finanziamento dei lavori del G7 a Napoli o per finanziare la legge 223 sulla mobilità e la cassa integrazione.
La logica di fondo è:
- la convinzione che il bisogno di casa potesse realizzarsi con la proprietà privata esclusiva, citiamo il motto”tutti proprietari niente proletari”
- l’assalto e la privatizzazione del sistema pubblico dell’economia.
Il malessere da parte degli inquilini, per gli affitti esosi e l’alto costo dei mutui e la continuata speculazione dovuta alla rendita fondiaria.
Con la vincita delle elezioni del centro sinistra e con la legge dell’8-2-2007 finalmente lo Stato si accolla la responsabilità costituzionale di garantire una cosa ai lavoratori, ma l’esigua somma stanziata non va certo in questa direzione
L’Italia ha il triste primato di fanalino di coda dell’Europa nell’offerta di alloggi a canone sociale.
L’offerta è così distribuita: Su ogni 100 famiglie nel Regno unito 26, in Olanda 36, in Francia 18, in Austria 23, in Svizzera 24, in Italia 5, a Cesena 3.
Ancora..
ITALIA Abitazioni 26.525.873 IN PROVINCIA Abitazioni 160.510
Famiglie 21.503.088 Famiglie 139.538
Alloggi vuoti 5.022.785 Alloggi Vuoti 28.972
IN REGIONE Abitazioni 1.930.041 A CESENA Abitazioni 42.324
Famiglie 1.623.132 Famiglie 38.724
Alloggi Vuoti 306.909 Abitazioni vuote 3.600
Il dato drammatico, inoltre a Cesena è il rapporto tra le 20 – 25 disponibilità di alloggi sociali annui e le 400 richieste annue!
Per concludere , alla luce di quanto detto,alcune delle nostre proposte consistono:
1) Abolizione del libero mercato degli affitti; il superamento o la modica della L. 431/1998
2) Il superamento dello sfratto per finita locazione
3) Lo stanziamento degli oltre 15.000 miliardi di residuo Gescal, ed interventi legislativi per il pieno utilizzo dei fondi .
La definizione di un finanziamento certo per la politica sociale della casa pari almeno all’1% del PIL da definire nelle leggi finanziarie.
Fulvio Lucchi
Paolo Strangio